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LaPresse

ATALANTA GOSENS – Robin Gosens è sì ancora un giocatore nerazzurro, ma non più a Bergamo. Nel corso della sua intervista a Dazn Germania, però, è tornato a parlare del periodo difficile che ha vissuto all’Atalanta subito dopo il suo arrivo. All’emittente ha raccontato del rapporto di Gasperini e della situazione al momento della separazione per trasferirsi all’Inter. Queste le sue parole. 

L’inizio difficile di Gosens con l’Atalanta

“I gol segnati? Sono eternamente grato a Gasperini per questo. All’Atalanta giochiamo sempre con questo sistema offensivo, con gli esterni molto alti. Quanti gol ho segnato semplicemente perché avevo la libertà di nascondermi sul secondo palo da sinistro? Mi sentivo come se avessi segnato tutti i miei gol in quel modo. I primi tempi sono stati difficili, ho incontrato molte resistenze. Il tecnico all’inizio non si fidava affatto a me e io avevo la sensazione di non far parte della rosa. Di più: spesso mi sentivo escluso, non parlavo la lingua, non capivo il sistema e non capivo nemmeno cosa volesse da me l’allenatore, nessuno me lo ha spiegato davvero. Ho dovuto vedere di persona come potevo farcela“.

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Il cambio di rotta

“La svolta? Poco dopo la partita di Dortmund chi giocava al mio posto si ruppe il legamento crociato. All’improvviso mi ritrovai a essere l’unica opzione, l’allenatore doveva farmi giocare. E da allora tutto è cambiato. Ho pensato che da quel momento in poi avrei giocato per me stesso. Questo ha creato una sensazione di libertà nella mia testa e all’allenatore è piaciuto. Gasperini è un genio quando si tratta di formare una squadra, tatticamente è un martello. Ho imparato moltissimo da lui.

Il rapporto di Gosens con Gasperini

“Non abbiamo necessariamente avuto un rapporto di prim’ordine, soprattutto all’inizio, è cambiato dopo un po’. Mi disse che non aveva mai allenato un giocatore che avesse fatto così tanti passi in avanti come me, ero migliorato tanto. Disse anche che l’Inter era la mossa giusta in questo momento. Alla fine è stato un ottimo trasferimento. L’ho salutato molto calorosamente“.

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